Etere

Nel linguaggio comune “etere” è il termine che si usa per indicare in maniera generica lo spazio atmosferico come luogo di trasmissione di dati senza cavo, emissioni radio televisive comprese.

L’espressione nacque alle origini della radiotelegrafia, quando Guglielmo Marconi nei suoi esperimenti di radiopropagazione transoceanica dall’Europa all’America utilizzò la propagazione ionosferica.
Con questo termine si intende la propagazione delle onde radio che sfrutta la riflessione elettromagnetica da parte dello strato atmosferico ionizzato conduttore, qual è la ionosfera, permettendone la propagazione oltre la semplice portata ottica tra trasmettitore e ricevitore ovvero oltre i limiti imposti dalla curvatura terrestre. Inizialmente non era chiaro su cosa si riflettessero le onde radio e perciò si ricorse ancora al concetto di “etere”.

Oggi la nostra vita sembra indissolubilmente legata alla tecnologia wireless che impiega l’etere come luogo di trasmissione dei segnali: radio, microonde, infrarossi. Per consentire questo tipo di trasmissione, ciascun dispositivo deve possedere all’interno un chip integrato in grado di trasmettere e ricevere informazioni nell’etere.
“Etere” è un progetto a lungo termine di studio del cambiamento del paesaggio in seguito al boom della tecnologia senza fili. Il focus è concentrato nel territorio dell’Italia del nord est. Terra di cortocircuiti visivi fra meraviglie paesaggistiche come le Dolomiti e l’industria. Non possiamo vedere ad occhio nudo la giungla di segnali che ci circondano e ho sentito la necessità di raccontare l’impatto visibile dello sfruttamento dell’etere attraverso uno studio delle infrastrutture che lo permettono.